lunedì, agosto 08, 2005

 

Milano: parole in libertà

Per sax tenore e pianoforte

Scerbanenco: vivo a due passi da Corso Buenos Aires. Negli anni Sessanta giovani scansafatiche, ladri e puttane affollavano la zona.Non è cambiato molto: la dimensione provncial-bigotta di Milano assorbe e assimila tutto, perfino la banalità quotidiana del male: sparatorie tra calabresi, giovane madre disoccupata che uccide il figlio, Milano calibro 9 ( e povero LIzzani).
Pelino, smadonnare, caula, ciola, pirla, il Berlusca. Il rito dell'happy hour. Si all'infradito, no alla coreana: com' è jazz il jazz tra le mura del castello sforzesco, la tromba di Rava che sputa fuori note negre.
Buzzati e Gaber, duetto inedito: malinconico e ironico. Eppure Porta romana affaccia sul deserto dei Tartari, e magari Cerutti Gino é impastato anche dell'effimera sensibilità del tenente Drogo. Miscela di differenze: il carburante della capitale padana?
Manzoni: ho già detto il possibile alle interrogazionidel ginnasio
After hours: sopravvissuti agli anni Ottanta, quelli della Milano da bere, del tandem Berlusca-Craxi: e lo scettico Ciambellano di Via Filodrammatici ghignava con siciliana rassegnazione.
Medievale, futuristica, laica e cattolica: un mosaico, ma il disegno si riconosce...

Comments:
postilla
Afterhours:come loro non ce n'è.
"....e voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida"

ellevu
 
Lode a Manuel Agnelli!
;-)
 
e io invece dico sì coreana e sì infradito.

"saluti romani"
 
e scusate l'ironia
 
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